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sabato 26 ottobre 2019

Un messaggio per voi terrestri (Traducibile)

PER QUANTO SI SIA TENTATO DI SALVARE IL PIANETA TERRA, LA SITUAZIONE PURTROPPO STA PRECIPITANDO PERCHE' LA COLLABORAZIONE DEI TERRESTRI AL PIANO DIVINO DI RISTRUTTURAZIONE E' PRATICAMENTE FALLITA.
NON E' PIU' QUESTIONE DI SCELTA TRA IL BENE ED IL MALE MA DI RADICALIZZAZIONE DI UN MODO UNICO DI PERCEPIRE IL BENE ED IL MALE SEGNATO DA COMPORTAMENTI NON ALLINEATI CON LA COSCIENZA DIVINA.
PIANO PIANO GLI ANIMALI STANNO  LASCIANDO IL PIANETA ED E' LORO DESIDERIO TORNARE NEI LORO MONDI DI PACE DOVE VIVERE LA LORO ESISTENZA IN PERFETTA GIOIA SENZA PIU' PAURA ED IL TERRORE ACCUMULATO QUI NEI SECOLI.
CI SONO MONDI BELLISSIMI CREATI APPOSITAMENTE PER LORO E PER TUTTA LA NATURA CHE QUI HA LASCIATO LA VITA.
OGNI ANIMALE CHE SI REINCARNERA' QUI SARA' A SUO RISCHIO E PERICOLO ANCHE SE DOTATO DI ENERGIA GUERRIERA.
L'ERA DELLE VITTIME SACRIFICALI E' FINITA.
E DA TEMPO E' FINITA ANCHE LA SOFFERENZA PERCHE' GLI ANIMALI CHE VEDETE IN CONDIZIONI DRAMMATICHE DI VIOLENZA E DI PAURA IN EFFETTI LASCIANO IL CORPO MOLTO PRIMA CHE SUBISCANO VIOLENZE E MORTE E SONO SOLO SCATOLE VUOTE.
QUESTA E' LA MISERICORDIA DI DIO CHE SEGNERA' ANCHE IL PASSO A TERRIBILI PUNIZIONI PER QUESTA DISUMANA UMANITA' FIGLIA DI SATANA E SERVA DEL MALE.
QUESTO E' QUANTO POSSIAMO DIRVI.

Devi 

sabato 25 novembre 2017

Il Rapporto tra l'uomo Evoluto e gli Animali

UN CHIAROVEGGENTE TEOSOFO DI FORMAZIONE CRISTIANA CI PARLA DEL RAPPORTO TRA L'UOMO EVOLUTO E GLI ANIMALI..
Libro completo

giovedì 1 giugno 2017

FARMACI GENERICI E ANTIVIVISEZIONISMO


Noi antivivisezionisti siamo soliti dire che le cose che il singolo cittadino come "consumatore" (non come attivista) può fare per contrastare la vivisezione, o, almeno, non contribuire a sostenerla, sono solo due: scegliere i cosmetici "cruelty-free" ed evitare di dare donazioni alle associazioni per la ricerca medica che li usano per fare ricerca su animali (che sono poi quasi tutte). Su questi due aspetti non mi dilungo, perché è tutto spiegato in due siti specifici:www.consumoconsapevole.org e www.novivisezione.org/campagne/ricerca_di_base.htm.
Riguardo ai farmaci, si invita a non usarli se non necessari e ad utilizzare invece preparati a base vegetale, per i "piccoli malanni"; ma, se si decide di usarli, per qualche malessere più grave, si sa che saranno senz'altro testati su animali. E non si ha possibilità di scelta.
Ebbene... non è più esattamente così, oggi c'è una scelta anche per i farmaci, una scelta molto simile, ma, per molti versi, immensamente più semplice, a quella esistente per i cosmetici. Si tratta dei "farmaci generici".
 

COS'È UN FARMACO GENERICO?

Occorre sapere che i nomi dei vari farmaci sono nomi di fantasia che le ditte produttrici adottano, ma ciascuno di essi è formato essenzialmente da un principio attivo (il resto sono eccipienti) che ha un nome universalmente condiviso. Così, se un certo farmaco si chiama in Italia X, in USA Y e in India Z, il suo principio attivo si chiamerà invece allo stesso modo in tutto il mondo. Ed è quello che identifica realmente un farmaco. Identifica non solo come nome, ma come composizione e quindi, come effetto su chi lo consuma.
Quel che accade è che dopo un certo numero di anni (in Italia, 20) il brevetto su un dato farmaco scade, e chiunque, qualunque produttore, può iniziare a produrre lo stesso farmaco, che si chiamerà "generico". In pratica, la struttura del suo principio attivo o la sua composizione, precedentemente tutelata da brevetto, è ora pubblica, accessibile a tutti, "generica", e tutte le altre industrie farmaceutiche possono riprodurla e commercializzarla dopo averne chiesto a ed ottenuto dal Ministero della Salute l'autorizzazione all'immissione in commercio (AIC).
Il farmaco generico è uguale identico a quello "di marca": deve avere lo stesso principio attivo, presente alla medesima dose, la stessa forma farmaceutica, la stessa via di somministrazione e le stesse indicazioni terapeutiche.
Per queste sue caratteristiche si dà per scontato che il generico abbia la stessa efficacia e sicurezza di quello che sostituisce. Di conseguenza, la procedura per ottenere l'AIC è abbreviata e richiede solamente prove di bioequivalenza cinetica (riferita cioè al prodotto finito e non solo al principio attivo) alla corrispondente specialità medicinale. Questi test si svolgono solo su persone "volontarie" (in realtà pagate profumatamente, come tuttele cavie umane) sane. Tali test non sono necessari qualora:
  • La domanda di autorizzazione all'immissione in commercio venga presentata dal titolare della specialità medicinale a brevetto scaduto (o da un suo licenziatario);
  • I metodi di fabbricazione siano identici.
  • La via di somministrazione e le specifiche della specialità medicinale rendano le variazioni di composizione quali-quantitative irrilevanti rispetto alla biodisponibilità (es. fiale e.v.).

I generici, a differenza delle specialità medicinali, non hanno un nome di fantasia (marchio registrato) ma sono commercializzati con il nome comune del principio attivo eventualmente seguito dal nome dell'azienda produttrice. Per evitare confusioni, si utilizza la Denominazione Comune Internazionale (DCI) che è un'abbreviazione del nome chimico del principio attivo (di solito troppo lungo).
 

COME INFLUISCE QUESTO SUI TEST SU ANIMALI?

Vale lo stesso principio dello Standard "senza crudeltà" valido per i cosmetici: sappiamo ormai tutti che non è vero che i cosmetici definiti "senza crudeltà" non sono stati testati su animali. I loro ingredienti sono stati testati di sicuro su animali per essere messi in commercio (almeno, per quelli commercializzati dopo il 1976). Però le ditte che li producono si impegnano a non usare più nuovi ingredienti, cioè ingredienti commercializzati DOPO un certo anno (a scelta dlela singola ditta, ad esempio 1992, 1996, ecc.). Il che equivale a non incrementare la vivisezione. Perché ogni ingrediente NUOVO va testato su animali.
Per i generici è lo stesso: un generico, quando viene messo in commercio, NON viene ri-testato su animali. Su questo punto esiste una dichiarazione formale dell'Assogenerici (l'Associazione italiana dei produttori di farmaci generici). Perciò, scegliere di usare un generico, cioè un farmaco VECCHIO oppure un farmaco "di marca", cioè uno NUOVO, fa una differenza enorme: nel primo caso, non incrementiamo la vivisezione (e siamo anche più tranquilli perché se un farmaco è ancora in commercio dopo 20 anni vuol dire che non è così pericoloso per la salute umana), nel secondo caso diamo soldi alle industrie farmaceutiche per aver sviluppato nuovi farmaci testati su animali.
Qui c'è ancora una puntualizzazione importante da fare: quando un farmaco va fuori brevetto, la casa farmaceutica si affretta a produrne un altro che curi lo stesso sintomo, per non perdere quote di mercato. Ma spesso accade che i nuovi farmaci non siano migliori dei precedenti, ma, anzi, siano peggiori, o perché curano meno, o perché hanno più effetti collaterali. Ma non importa, l'importante è avere un farmaco nuovo, sotto brevetto, e più costoso.
Qualche esempio:
Secondo quanto riportato da Clifton Leaf in un articolo apparso nel marzo 2004 sulla rivista "Fortune", uno studio indipendente condotto in Europa ha mostrato su 12 nuovi farmaci antitumorali approvati in Europa tra il 1995 e il 2000 nessuno era migliore in termini di miglioramento della sopravvivenza, della qualità della vita, o della sicurezza, rispetto ai vecchi farmaci rimpiazzati. Ma, dal punto di vista delle aziende farmaceutiche, avevano un grosso vantaggio: un prezzo di vendita molto più elevato delle precedenti. In un caso, sostiene Leaf, il costo era 350 volte quello del farmaco "vecchio".
Leaf sottolinea che i due nuovi farmaci che vanno per la maggiore, Avastin e Erbitux non hanno una reale efficacia. Secondo Leaf, Avastin è riuscito ad allungare la vita di soli 4.7 mesi a 400 pazienti terminali malati di cancro al colon-retto e Erbitux, anche se fa diminuire le dimensioni del tumore, non ha dimostrato di allungare la vita dei pazienti. Eppure, una dose settimanale costa 2400 dollari.
Dati che dimostrano ancora una volta come la ricerca medica venga portata avanti - sia dagli enti no-profit che a maggior ragione dalle aziende farmaceutiche - con il solo scopo del guadagno. Sulla pelle degli animali e dei malati.
(Fonte: Clifton Leaf, Why we're losing the war on cancer. Fortune March 2004;149(6):76-97 - http://www.fortune.com/fortune/articles/0,15114,598425,00.html)


MOLTO PIÙ COMODO E MENO COSTOSO

La scelta del generico al posto del farmaco di marca, dunque, può essere uno strumento veramente efficace da usare per non rimpinguare le casse delle case farmaceutiche e per non "aiutarle" a mettere in commercio farmaci sempre nuovi - e inutili - testati su animali.
La scelta in questo caso è infinitamente più semplice che per i cosmetici, perché, mentre per i cosmetici non esiste un "marchio" che li contraddistingue, ma bisogna munirsi di una lista di aziende "positive" (e sperare che sia quella giusta), per i farmaci è facilissimo: quando andate a comprarne uno in farmacia, potete chiedere al farmacista "Esiste un generico corrispondente?". E lui è tenuto a dirvelo. Anzi: dovrebbe proporvelo lui, per legge.
E facendo così, risparmiate anche dei soldi: i generici costano meno, per legge almeno il 20% in meno del corrispondente farmaco "di marca" ed inoltre sono totalmente coperti dal servizio sanitario nazionale. Dovrebbe funzionare così: il medico vi prescrive un farmaco. Voi andate in farmaci a comprarlo. Il farmacista vi propone il generico (se non lo fa, lo potete chiedere voi). Se voi prendete il generico, non pagate niente. Se volete quello "di marca" pagate la differenza di costo rispetto al generico di tasca vostra.
Al contrario di quanto accade per i cosmetici "cruelty-free", che non sono disponibili tra quelli a basso prezzo venduti nei supermercati, ma vanno cercati in erboristeria o in catene apposite.
 

I GENERICI SI STANNO DIFFONDENDO?

In molti paesi europei, sì. In Germania, il 39% della spesa per i farmaci, è costituita da generici. In Regno Unito il 22%, in Olanda il 13%, in Danimarca il 38%. In Francia e Italia, no, siamo a un misero 2%. Perché? Io credo sia perché qui in Italia siamo più disinformati e paurosi: se siamo abituati a un certo nome, o se il medico ci prescrive quello, vogliamo quello, rifiutiamo il generico, pensando che sia qualcosa di qualità inferiore (dato che costa pure meno).
Ma ovviamente non è così, basta pensarci in maniera razionale per capirlo: il principio attivo è lo stesso, le dosi pure, quindi il farmaco è del tutto identico. E costa meno perché la nuova ditta produttrice non ha dovuto sostenere i costi della ricerca.
Il sistema sanitario nazionale chiaramente sostiene l'uso dei generici perché questo fa diminuire sensibilmente la spesa statale per la salute pubblica.


CONCLUSIONI

In definitiva, dal 2001 le cose che possiamo fare come consumatori per combattere la vivisezione non sono più solo 2, sono 3, e questa nuova possibilità è probabilmente la più efficace, perché in grado di influire in modo molto potente sui guadagni dell'industria farmaceutica. Perciò, se DOVETE comprare un farmaco, chiedete sempre quello generico, e invitate tutti i vostri parenti e conoscenti avidi consumatori di farmaci a fare lo stesso, spiegando loro le ragioni - quelle economiche per prime, se non sono animalisti! 

Fonte: http://www.novivisezione.org/info/generici.htm

RELIGIONI E RISPETTO PER GLI ANIMALI

Più si percorre all'indietro la storia delle religioni e maggiore è il rispetto e la compassione manifestata per ogni essere vivente. Questo sentimento d'amore universale, questa ricchezza morale e spirituale è andata gradualmente affievolendosi, specialmente nei paesi occidentali, a causa della filosofia aristotelica, agostiniana, d'aquiniana, cartesiana ecc. i cui principi antropocentrici se da una parte hanno posto l'uomo al centro della creazione dall'altra lo hanno staccato dalle sue origini naturali causando un progressivo disprezzo per tutto ciò che era ed è dissimile all'uomo. 

EBRAISMO 
Anche se gli ebrei hanno versato più sangue di animali (a scopo alimentare e sacrificale) di qualsiasi altra razza umana (solo Salomone per la sua investitura fece immolare ben 120.000 pecore e 22.000 buoi), le regole relative all'alimentazione riguardano esclusivamente gli alimenti a base di carne. Gli animali consentiti devono essere erbivori e devono avere lo zoccolo fesso. Non è lecito mangiare la carne con il sangue (anche se questo sembra impossibile dal momento che se si può drenare il sangue dalle arterie non è possibile eliminarlo dai capillari).
Tra i vari richiami alla compassione verso gli animali vale ricordare: "Non essere tra quelli che s'inebriano di vino nè tra coloro che sono ghiotti di carne" Pr, 23.30. "Fino a quando sarà in lutto la terra e seccherà tutta l'erba dei campi? Per la malvagità dei suoi abitanti le fiere e gli uccelli periscono" Ger, 12.4. A questo c'è da aggiungere che in molte circostanze Dio si serve degli animali per attuare i suoi programmi di salvezza: l'asina di Balaam, la colomba dell'Arca, il cane di Tobia, la balena di Giona, i leoni di Daniele ecc.
Ma anche se questo aspetto della Legge sia stato ampiamente disatteso dalla dottrina ufficiale, la popolazione israelita ha la più alta percentuale di vegetariani nel mondo, con l'eccezione dell'India. Anche oggi alcuni noti rabbini ed alcuni premi Nobel della cultura ebraica (come Isac B. Singer e Shuel Y. Agnon) sono convinti assertori dell'alimentazione vegetariana. 

ISLAM
Nota è la compassione di Maometto verso la condizione degli animali; significativo è l'episodio in cui preferì tagliarsi un lembo del mantello, piuttosto che svegliare un gatto, sul quale si era addormentato. Il profeta vietò l'uso di uccelli per il tiro al bersaglio. Vedendo alcune persone che tiravano frecce ad un montone ne fu disgustato e disse: "Non usate violenza agli animali selvatici".
In quel tempo in cui l'incesto tra madre e figlio era consuetudine e la gente usava tagliare carne da animali vivi, come la gobba e la coda ai cammelli, anche se il profeta preferiva cibi vegetariani per la popolazione permise l'alimentazione carnea, cercando di adottare la tecnica del graduale distacco seguita nell'Antico Testamento. Comunque, a coloro che avessero mangiato carne comandava di lavarsi la bocca prima di mettersi a pregare.
In una tradizione Sufi Allah disse a Maometto: "Se proprio dovete uccidere, al posto di 40 polli uccidete una capra, al posto di 40 capre uccidete 10 mucche, al posto di 40 mucche uccidete 10 cammelli". Evidente è il valore attribuito alla vita indipendentemente dalla forma e dalla dimensione corporea della creatura.
Per il profeta infatti gli animali hanno un'anima: parlando del Giudizio egli li cita sovente. Secondo Maometto gli animali non sono nostri schiavi ma creature che Dio ci ha affidato e delle quali ci chiederà conto nel giorno del Giudizio. Alcuni discepoli gli chiesero se esistesse una ricompensa per chi fa del bene agli animali: "Esiste una ricompensa per chi fa del bene a qualunque essere vivente" rispose.
Alcune sette islamiche, come gli Sciiti ed i Sufi, tengono in alta considerazione il vegetarismo come regola di vita. Una santa sufi, quando si isolava in una foresta a pregare molti animali le si facevano intorno. Un giorno andò a trovarla un altro sufi ma gli animali scapparono e questi chiese alla santa il motivo. "Che cosa hai mangiato oggi?" gli chiese: "Aglio fritto e lardo" rispose. "Ti mangi il loro corpo e vuoi che non scappino?" Altrettanto nota è la storia del cacciatore che scopre la pietà dall'uccisione di una cerva che allattava il suo cucciolo.
In ogni caso il Corano continuamente richiama alla compassione e alla misericordia per gli animali. 

BUDDISMO
Su due principi fondamentali si fonda la filosofia buddista, la saggezza e la compassione. Per il raggiungimento dell'una e dell'altra è indispensabile essere vegetariani.
Il primo dei precetti buddisti recita: "Non uccidere, anzi tutela ogni forma di vita". L'unico testo ritenuto scritto di proprio pugno dal Buddha dice: "Le creature senza piedi hanno il mio amore, e così lo hanno quelle a due piedi e anche quelle a molti piedi. Possano tutte le creature, tutte le cose che hanno vita, tutti gli esseri di qualunque specie, non avere mai nulla che possa danneggiarle. Possa non accadere loro mai nulla di male". Infatti la filosofia del Buddha mirava all'estinzione della sofferenza di tutti gli esseri viventi.
Dopo la morte del Buddha i discepoli incominciarono a dare maggiore importanza all'intenzione più che all'azione. I monaci accettarono di mangiare carne a condizione che l'animale non fosse stato ucciso per loro. 
Il vegetarismo era ritenuto da Buddha una pratica essenziale per il risveglio spirituale dell'individuo. Nella sua lungimiranza profetica disse: "Ci saranno sciocchi che in futuro diranno che io ho dato il permesso di mangiare carne e che io stesso ne ho mangiata, ma io non ho permesso a nessuno di mangiare carne, non lo permetto ora e non lo permetterò in alcuna forma, in alcun modo ed in nessun luogo; è incondizionatamente proibito a tutti".
Uno dei compiti principali della missione del Buddha era proprio la liberazione degli animali dalla violenza umana.
Gosvami, famoso maestro spirituale del XII sec. nella sua Gita Govinda, in omaggio alle 10 principali incarnazioni di Dio dice: "O mio Signore, o Persona Suprema. Tutte le glorie a Te. Per la tua grande compassione sei apparso nella forma di Buddha per condannare i sacrifici di animali raccomandati dai Veda". 
Oggi della grande famiglia buddista solo i monaci Zen hanno mantenuto inalterata la loro originale tradizione di vegetariani.
In Cina ed in Giappone, dove fin dai tempi più antichi esistevano dei veri e propri codici di corretta alimentazione vegetariana, il consumo di carne, che era considerato negativo e quindi bandito, cessò del tutto intorno al 58 sec. d.C. 
Nei templi e nei monasteri si diffuse l'abitudine di non mangiare alcun tipo di carne. Certi cibi, specialmente la carne di maiale, si diceva rendessero il respiro sgradevole agli antenati. Secondo la tradizione Shinto per ottenere la verità suprema era essenziale consumare cibi puri, cioè vegetariani.

INDUISMO
L'induismo oltre ad essere la più antica delle religioni asiatiche è anche il più forte sostenitore del vegetarismo.
I testi Vedici, scritti in sanscrito circa 3000 anni a.C., contengono migliaia di ingiunzioni contro il consumo della carne. Un maestro Veda così diceva al suo re: "Se una persona mangia carne umana, di cavallo o di altri animali, o priva gli altri del latte uccidendo le mucche, o re, se tale essere malvagio non desiste con altri mezzi, allora non devi esitare a tagliargli la testa" (R. Veda 10.87.16).
E ancora: "Non dovete usare il corpo che vi è stato dato per uccidere le creature di Dio, siano esse umane, animali o di qualsiasi altra specie" (Yajur Veda 12.32).
Diretti richiami in tal senso vengono da altri maestri.
"Le anime nobili, che sono attente a tutti gli esseri e che proteggono tutti gli animali, sono quelle che veramente hanno intenzioni serie verso le pratiche spirituali" (Atarva Veda 19.48.5).
"Si diventa degni della salvezza quando non si uccide alcun essere vivente" (Manusmriti,6.60).
Nell'Iduismo particolarmente sentita è la legge dei karma. "Coloro che ignorano il vero Dharma e, pur essendo ignoranti e malvagi, si ritengono virtuosi uccidendo gli animali senza alcun rimorso o timore di essere puniti, in seguito, nelle loro vite future, questi peccatori saranno mangiati dalle stesse creature che hanno ucciso in questo mondo" (Srimad Bhagavatam 11.5.14).
"O governatore del popolo, mio caro re, osserva nel cielo gli animali che hai immolato, senza compassione e senza misericordia, nell'arena sacrificale. Tutti questi animali stanno aspettando la tua morte per vendicarsi delle loro ferite. Quando sarai morto ti squarceranno il corpo con corna di ferro e mangeranno la tua carne" (Srimad Bhagavatam 4.25.7).
Nei testi antichi della tradizione vedica la licenza di mangiare la carne delle vittime sacrificale era accompagnata dalla frase: "Così come ora io mangio te nella prossima vita tu mangerai me".
In seguito l'alimentazione vegetariana divenne sempre meno comune soprattutto a causa delle dominazioni straniere. Tuttavia ancora oggi l'83% della popolazione indiana è induista e nella stragrande maggioranza è vegetariana. I cibi impuri impediscono l'ascesi spirituale: la carne degli animali uccisi è considerata come la carne dei propri figli e colui che ne mangia è reputato il peggiore degli uomini. La violenza sugli animali è infatti ritenuta la causa della violenza dell'uomo verso il suo simile.
I Veda riconoscono l'anima ad ogni creatura dotata della stessa dignità umana, e la stessa possibilità di raggiungere alti livelli di spiritualità: indipendente dal corpo in cui risiede l'anima, dal momento che tutti gli esseri viventi sono spiritualmente uguali. In quell'ottica i Veda descrivono le varie incarnazioni di Dio in forme non umane: il cavallo, il cinghiale, la tartaruga, il pesce. Uccidere questi animali significa rendersi colpevoli verso Dio.
I Veda non condannano soltanto coloro che mangiano la carne, ma chi uccide l'animale, chi vi partecipa, chi compra la carne, chi la prepara e chi la serve. Solo rispettando tutte le forme di vita si può rispettare lo spirito che le contiene e l'uomo può raggiungere la vera spiritualità e la vera saggezza.
L'Ahimsa (il principio della nonviolenza verso tutti gli esseri viventi che ha appunto la sua origine nei Veda) è tutt'oggi un aspetto centrale di tutte le religioni orientali e ispiratrice delle grandi iniziative di pace da Gandhi a M.L. King.
Il principio comune a tutte le grandi dottrine religiose e filosofiche "Non fare ad altri ciò che non vorresti ti fosse fatto" non può prescindere dall'alimentazione vegetariana, pena il subire le conseguenze del male causato secondo la legge del karma.
La 3a legge di Newton "Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria" estende i suoi effetti dalla materia all'energia vitale che la pervade, portando alla logica conseguenza che l'uomo non paga solo per il male commesso verso quelli della sua stessa specie ma anche verso ogni creatura in grado di soffrire.

* L'Ahimsa è il principio fondamentale del Jainismo al quale i fedeli sono rimasti pienamente conformi per tutta la loro storia.
Il Jainismo, originato da Mahavira nel 600 a.C. circa, oggi conta 4 milioni di fedeli, tutti strettamente vegetariani. Famosi per i loro ospedali per animali e perché più rigorosi dei buddisti nell'applicazione dell'Ahimsa, usano portare bende davanti alla bocca per evitare di ingerire moscerini. 


ZOROASTRISMO 
Zaratustra era un fervente sostenitore dell'alimentazione vegetariana. Condannò i sacrifici di animali ed i banchetti cruenti: "Chi ha cura del suo bestiame e non si nutre delle sue carni martoriate avrà lo spirito santo e la verità". E ancora: "Colui che uccide un cane uccide la propria anima".
Oggi i Parsi (i seguaci di Zaratustra) che vivono in India, sono per la maggioranza vegetariani. 

Franco Libero Manco
Estratto da Biocentrismo, l'alba della nuova civiltà umana


giovedì 2 febbraio 2017

SONO CRISTIANO, PER CUI MANGIO LA CARNE


di
Franco Libero Manco

Questa è la motivazione di alcuni cristiani che cercano di giustificare le loro abitudini alimentari carnivore, convinti che Gesù usasse mangiare carne, non esclusa carne di agnello, anche se in nessuna circostanza sia nei Vangeli canonici sia in quelli apocrifi risulta che Gesù abbia mai consumato della carne. E se si esclude l’episodio riportato in Luca 24,41, discepolo di Paolo convertitosi 3 anni dopo la morte di Gesù (quindi non poteva essere presente all’evento) in cui Gesù per dimostrare ai discepoli il suo essere resuscitato dice: “Avete qualche cosa da mangiare? Gli offrirono una porzione di pesce arrosto: egli lo prese e lo mangiò davanti a loro”, escluso questo si può dire che non solo Gesù non mangiò mai carne ma palesemente neppure pesce. Ma spesso si estrapola dai Vangeli solo ciò che serve a giustificare le proprie convinzioni tralasciano i principali insegnamenti di Gesù quali: “misericordia io voglio non sacrificio, beati i miti, i puri di cuore… 
Ora è difficile conciliare misericordia, mitezza, purezza con il brutale assassinio di un animale per deliziarsi il palato. Nella maggior parte dei casi chi usa mangiare carne ha anche il coraggio di uccidere l’animale, e attribuire questa insensibilità a Gesù è alquanto azzardato e denigratorio: avrebbe dimostrato meno sensibilità di molti mistici, santi e filosofi o di chiunque di noi che sente rispetto e compassione anche per gli animali. 
Se immaginiamo due cuochi in cucina intenti a preparare cibo da mangiare e che uno dei due sia Gesù. L’uno dei due uccide e taglia a pezzi un coniglio, l’altro invece, essendo vegan, si rifiuta per compassione. Domandiamoci chi dei due possa essere Gesù. Generalmente chi usa mangiare carne è insensibile alla sofferenza e alla morte delle sue vittime ed è potenzialmente capace di uccidere l’animale di cui si nutre; oppure, pur considerando cruenta e raccapricciante l’azione, delega, ipocritamente, ad altri il compito di commettere ciò che in prima persona gli ripugna, mostrando di non avere il coraggio delle proprie azioni, né di guardare gli effetti che producono.
L’esperienza diretta, confermata dalla scienza, dimostra  i danni causati dalla cattiva alimentazione sulla salute, ed io dico sulla coscienza, sull’evoluzione civile, morale e spirituale del genere umano. Come poteva Gesù, maestro di saggezza divina, affermare “Non quello che entra nella bocca contamina l’uomo ma quello che esce dalla bocca lo contamina”? anche se nei vangeli apocrifi Gesù condanna duramente chi uccide l’animale e ne mangia la loro carne. Ma  ai vangeli apocrifi la Chiesa guarda con sufficienza, anche se molti episodi della madre di Gesù vengono presi dal protovangelo di Giacomo, il più antico teste neotestamentario, considerato apocrifo. 
Perché la Chiesa non si adegua alle nuove esigenze dello spirito umano per quanto riguarda l’alimentazione carnea benché molti grandi santi e padri della Chiesa ne abbiano raccomandato l’astinenza? Probabilmente per paura di far perdere all’essere umano la sua arrogante, inesistente centralità biologica e con essa il falso diritto di disporre degli altri esseri viventi per volontà di un dio che elegge solo la progenie umana a sua immagine e somiglianza. 
Come avrebbe potuto Gesù legittimare abitudini che si sarebbero rivelate dannose per la salute umana, crudeli per il mondo animale, devastanti per l’ambiente, per l’economia e concausa della fame di un’immensa parte di umanità? Gesù, Figlio di Dio Creatore, come può compiacersi della distruzione delle sue creature? E’ come se un artista si compiacesse della distruzione delle sue opere. Dai frutti e dagli effetti prodotti è verificabile la bontà o no di una legge, di una regola, di una dottrina. 
Appellarsi poi alle tradizioni significa voler restare nello stato primordiale dell’evoluzione umana. Bisogna guardare al passato per rendere migliore il futuro. Il seme deve diventare pianta e dare i suoi frutti: non può restare seme in eterno. Nulla di ciò che viene detto ha valore imperituro. I tempi di Gesù non sono i nostri tempi. L’etica si amplia con la crescita della sensibilità e l’intelligenza positiva. Con chi si schiererebbe oggi Gesù? Con chi chiede amore anche per gli animali o con chi indifferente alla sofferenza e alla morte dice “Ammazza e mangia”? 
Come si possono giustificare le proprie scelte alimentari appellandosi a dettami di duemila anni fa senza considerare le contingenze storiche e sociali che le hanno determinate? La nostra Costituzione, vecchia solo di 60 anni, ha necessità di essere riscritta, adattata alle nuove esigenze della cultura, dell’etica e della spiritualità umana che avanza: ostinarsi a considerala immodificabile, perché espressione di una tradizione condivisa, significa restare nella preistoria. 
I tempi di Gesù erano tempi di fame, di guerre, di schiavitù, di crocifissioni, superate da una società che si considera evoluta e civile, come deve essere superata la raccapricciante abitudine di uccidere e cibarsi del corpo di un animale, spesso allevato in compagnia degli umani e spesso considerato parte stessa della famiglia, per non parlare dei campi di sterminio dei mattatoi, dove gli animali vengono fatti nascere con lo scopo di ucciderli e mangiarseli. 
Ma ammesso che Gesù fosse stato indifferente verso la condizione degli animali e che, secondo le usanze ebraiche, usasse consumare carne, questo non autorizza il cristiano ad emulare solo l’aspetto alimentare tralasciando gli altri insegnamenti di povertà, mitezza e castità. Se Gesù avesse comandato di cedere il 10% del proprio guadagno ai poveri, o di astenersi dal sesso per un mese all’anno, quanti dei cristiani seguirebbero tale prescrizione? Il senso del Vangelo è quello di rendere l’essere umano più giusto, misericordioso, solidale, compassionevole. Ebbene, tutto questo è inconciliabile con lo scannatoio dei nostri fratelli animali. 
Le due posizioni tra chi sostiene la legittimità di mangiare animali e chi invece si astiene per compassione e senso di giustizia mette a confronto due condizioni morali e spirituali. Il primo cerca giustificazioni per non rinunciare ad un piacere e al diritto di disporre della vita degli altri esseri viventi; i vegan fanno appello alla loro coscienza, al senso di giustizia, al valore della vita perché ritengono ingiusto, oltre che dannoso, fare ad altri ciò che non si vorrebbe per se stessi. Solo voler considerare valida la seconda opinione ci condanna all’insensibilità morale e all’ignoranza esistenziale. 
Chi si rifiuta di accettare la realtà che “nulla è per sempre” non procede nella via della sua stessa evoluzione. Nulla è immutabile, eccetto lo stesso mutamento. La Chiesa stessa, l’istituzione più refrattaria ad ogni innovazione, ha sentito la necessità di superare regole un tempo considerate insuperabili, come l’esistenza del purgatorio, la schiavitù, le mire espansionistiche, l’uccisione di gente di fede diversa, la sottomissione al potere, la pena di morte, la tortura, il disprezzo per la donna, il divorzio ecc.
Tutto avanza e tutto si modifica. E’ stato quel che è stato, ma oggi siamo chiamati, da esseri pensanti, con un’apertura mentale più vasta ed una coscienza morale più evoluta, a non accettare passivamente ciò che viene tramandato come verità immutabile, consapevoli che ogni regola nasce da particolari esigenze storico/sociale di un popolo e occorre verificare criticamente se ciò che viene tramandato, anche come principio supremo, attua o no il bene della società in cui viene trasporto.

LATTE E FORMAGGI CAUSA DI OSTEOPOROSI


di
Franco Libero Manco

“Non esiste un solo studio che abbia documentato che una dieta ricca di latticini in menopausa sia utile ad aumentare la densità ossea e a prevenire le fratture osteoporotiche. La frequenza di fratture in menopausa è tanto maggiore quanto è maggiore il consumo di carne e di latticini” (Prof. Franco Berrino)
Se fosse vero che per garantirsi il calcio nelle ossa, come raccomandano i nutrizionisti televisivi, occorre consumare latte e latticini, perché metà degli americani è carente di calcio nonostante ne bevano a fiumi? perché gli Eschimesi, nonostante consumino giornalmente circa 2500 mg di calcio (ne bastano  800 mg), sono tra le popolazioni maggiormente colpite da osteoporosi? perché le popolazioni a maggiore introito di calcio di derivazione animale registrano maggiori incidenze di fratture?
In realtà latte, latticini e formaggi sono alimenti altamente acidificanti e questo costringe l’organismo a sottrarre calcio buono per conservare l’equilibrio acido-basico del sangue e della matrice extracellulare. Anche le proteine animali e loro derivati provocano un’eccedenza di sostanze acide che richiamano calcio nel sangue favorendo l’osteoporosi.
Il calcio del latte solo in parte è utilizzabile dall’organismo umano perché reso inorganico con la bollitura, la pastorizzazione, la sterilizzazione, la lavorazione: oltre 45 gradi  il calore distrugge gli enzimi e senza enzimi (o loro carenza) le proteine e gli zuccheri del latte non sono correttamente digeribili e possono creare nel tempo problemi gastro-intestinali, diarrea, flatulenza, morbo di Crohn, ecc. Il calcio organico si trova solo nella frutta e nelle verdure crude.
La pastorizzazione disgrega calcio, magnesio e fosfati indispensabili per la formazione delle ossa, oltre a causare parziale coagulazione delle proteine e perdita di vitamine.
Con la sterilizzazione si perdono le vitamine B1, B2, B3, B6, B12, A, C, D ed alcuni amminoacidi essenziali.
Pare che l'eccesso di proteine, di grassi saturi, di calcio dei formaggi e latte vaccino facilita l'insorgenza dei tumori, l'insorgenza di malattie cardiovascolari, oltre a predisporre all’obesità,  al diabete, all’ipertensione.
Alcune ricerche hanno riscontrato che il latte delle vacche da allevamento intensivo (cioè quello venduto nella grande distribuzione) contiene un ormone, l’estrone solfato, in maniera 33 volte maggiore rispetto a quello delle vacche che vivono allo stato naturale.  Questo ormone è ritenuto causa di tumori  al senoprostata, testicoli e colon.
Un altro fattore imputato nei tumori al seno e alla prostata è  l’ormone IGF-1: ormone  ritrovato a livelli plasmatici elevati nei soggetti che consumano regolarmente latticini. La d.ssa Susan Hankinson di Harvard ha dimostrato che le donne sotto i 50 anni con i tassi di IGF-1 più elevati hanno un rischio 7 volte maggiore di contrarre il cancro al seno rispetto a donne con valori bassi, mentre gli uomini avevano un rischio 9 volte maggiore di contrarre cancro alla prostata.
Il latte di mucca è privo di: fibra, ferro, amido, omega 3, vit. C ed E. quindi alimento altamente squilibrato sotto l’aspetto nutrizionale.
Ogni latte è perfetto per il cucciolo di quella specie. Il latte di donna è perfetto per il neonato dell’uomo, la cui crescita è molto lenta, mentre il latte di vacca è perfetto per far crescere molto velocemente il vitello. Un neonato umano in sei mesi raggiunge il peso di circa 7-8 kg, mentre nello stesso periodo il vitello raggiunge circa 300 kg di peso perché il latte vaccino, a differenza del latte di donna, contiene  enormi livelli di ormoni della crescita che nell’uomo possono squilibrare la funzionalità delle ghiandole endocrine (ipofisi, tiroide, seni, ovaie, testicoli, prostata, ecc.).
Il latte vaccino può anche essere contaminato da prodotti chimici, ormoni, antibiotici, pesticidi, pus proveniente dalle mastiti, virus, batteri, prioni. Viene sovente arricchito con additivi, vitamine e minerali sintetici, semi, piante, frutti, proteine, acidi grassi, in alcuni casi, anche  grassi di animali.
Le sostanze tossiche che con più frequenza si possono trovare in un bicchiere di latte di mucca sono: metalli e plastica, detergenti e disinfettanti, pesticidi e fertilizzanti, micotossine, diossine, antibiotici ed altri farmaci.

La mucche in allevamento intensivo vivono in condizioni di perenne stress e disperazione che abbassano le difese immunitarie e le predispongono a molte patologie. Gli ormoni somministrati le costringono a produrre 4-5 volte più latte (30-40 litri al giorno): è come se una donna la si costringesse a produrre 4 litri di latte al giorno, per poi rubarglielo.

Negli allevamenti solo un animale su mille viene controllato dal personale veterinario.

Cosa mangiano gli animali d’allevamento?
Residui di semi sgusciati di arachidi, di anacardi, di barbabietola da zucchero, di agrumi,  farina sgrassata di carne di balena, sottoprodotti della lavorazione della birra, bucce di cacao, farine di sangue e di ossa, derivati da petrolio, siero di latte, scarti essiccati di uova, vinacce ecc. ecc.. L’animale d’allevamento è diventato una macchina di smaltimento rifiuti umani.

I medicinali somministrati agli animali d’allevamento
Sulfamidici, betabloccanti, anemizzanti, integratori, tranquillanti, ormoni,  estrogeni, alcali, aminoacidi di origine sintetica, sostanze coloranti, conservanti (nitrato e nitriti), appetizzanti, minerali di sintesi… Ogni anno 10.000 tonnellate di antibiotici sono prodotti in Europa: più della metà è utilizzato per gli animali.

In studi condotti da dietologi dell’American Dietetic Association e Medici della Physician Committee for Responsible affermano: “Si ritiene che il latte prevenga l’osteoporosi ma la ricerca medica mostra il contrario. Anzi, un’assunzione maggiore di calcio attraverso prodotti lattiero-caseari è stata associata a rischi maggiori”. Noto è  un altro studio condotto su 78.000 donne ad Harvard e durato 12 anni in cui è stato dimostrato che i soggetti che assumevano latte tre volte al giorno avevano un numero di fratture superiore a chi lo assumeva solo raramente.

Le principali cause che determinano l’osteoporosi sono: vita sedentaria; scarsa esposizione alla luce naturale, carenza di vitamina D, squilibri ormonali, errori alimentari, abuso di alcolici, proteine, alcol, caffeina, tannini, teobromina, sale, zucchero, tabacco, chemioterapia, antibiotici, diuretici, anoressia. Queste rubano calcio alle ossa e ne provocano l’eliminazione con le feci e le urine. Per contro le migliori fonti alimentari di Calcio sono: legumi, semi e tutte le verdure a foglia verde.
Quindi, le regole generali per ridurre l’incidenza di fratture ossee sono: non consumare carne, pesce latticini, uova, zuccheri semplici, alimenti raffinati; aumentare il consumo di frutta fresca e secca, verdura, legumi; evitare fumo di sigaretta e assunzione di bevande alcoliche, ridurre l’assunzione di sodio, fare attività fisica, mantenere un peso corporeo ideale.

Bere latte è come attaccarsi alle mammelle della mucca
IL CALCIO nei vegetali: (mg/ 100 gr)
Tarassaco: 316
Ruchetta: 309
Soia secca: 257
Fichi secchi: 286
Mandorle: 240
Prezzemolo: 220
Farina di soia: 210
Spinaci: 170
Nocciole secche: 150
Cicoria: 150
Ceci secchi: 142
Fagioli secchi: 135
Pistacchi: 131
Agretti:131
Bieta: 130
Radicchio: 115
Crusca di frumento integrale: 110
Indivia: 93

PERCHE’ LA CARNE FA MALE?


di
Franco Libero Manco

NON E’ SOLO CIO’ CHE MANGI A DARTI SALUTE, MA CIO’ CHE ESCLUDI DALLA TUA DIETA

-          perché contiene ptomaine, sostanze tossiche che si sviluppano dagli organismi in via di decomposizione: cadaverina, putrescina, istamina, indolo, scatolo, fenoli, ammoniaca ecc.
-          perché la carne genera radicali liberi (a questi sono collegati ad  almeno 50 diverse gravi patologie);
-          perché le proteine della carne bloccano l’utilizzo della vitamina D,  provocano concentrazione di calcio e di ossalati nei reni e questo favorisce la formazione di calcoli;
-          perché la carne genera carenza di enzimi e di vitamine, aumento di colesterolo, acidificazione della matrice extracellulare, prelazione di calcio, uricemia, ipertensione, gotta, abbassamento delle difese immunitarie;
-          perché le proteine della carne sono altamente acidificanti e l’acidità riduce la capacità dell’organismo di produrre enzimi ed ormoni, e senza enzimi non si digerisce:  nessuna attività biochimica è possibile;
-          più proteine si ingeriscono più l’organismo ha necessità di vitamina B12;
-          la putrefazione della carne nell’intestino impedisce il fattore intrinseco e ritarda la formazione della vitamina B12;
-          perché carne e pesci risultano inquinati da 10 a 70 volte più dei vegetali;
-          perché la carne genera leucocitosi digestiva, cioè aumento anomalo di globuli bianchi nel sangue, situazione che si verifica in ogni infiammazione, segno che l’organismo considera la carne ed il cibo cotto come un aggressore;
-          perché la carne genera aumento di colesterolo;
-          perché ha effetto dopante: stimola e poi causa successiva depressione di energia; 
-          l’omocisteina aumenta con le proteine e può essere causa di demenza, depressione, malattie cardiovascolari, cancro;
-          perché per digerire la carne l’organismo sottrae minerali e vitamine;
-          perché gli aminoacidi solforati della carne sottraggono calcio, potassio e magnesio all’organismo;
-          perché il 70% delle fratture ossee è dovuto ad un eccesso di proteine (che sottraggono calcio ed altri minerali alcalinizzanti);
-          Gilbert e Dominicé, due ricercatori belgi, affermano che la carne fa aumentare i germi patogeni nell’intestino portandoli da 2.000 a 70.000 per millimetro cubo;
-          perché la carne fa aumentare i livelli dell’aminoacido tirosina e l’accumulo nel cervello dopamina e adrenalina, neurotrasmettitori responsabili della grinta e dell’aggressività tipica degli animali predatori, con conseguente nascita di un comportamento energico, aggressivo e violento;
-          perché abitua alla logica della violenza, della soppressione del più debole, al disprezzo della vita e dell’altrui sofferenza;
-          perché spegne il senso della pietà, della compassione e preclude l’evoluzione dello spirito.

“Coloro che uccidono gli animali e ne mangiano le carni saranno più inclini dei vegetariani a massacrare i propri simili”. (Pitagora)

PROTEINE ANIMALI, IL CORAGGIO DI CHIAMARLE “NOBILI”


di
Franco Libero Manco

Ci vuole un bel coraggio a considerare nobili le proteine che derivano dal cadavere di un animale. Chi ancora si ostina a considerarle necessarie per la salute umana deve fare i conti non solo con l’eccellente salute di coloro che non ne fanno uso ma con tutti gli animali più forti della terra che costruiscono le loro possenti masse muscolari mangiando erba.
E’ importante considerare che  gli animali carnivori assumono le proteine necessarie mangiando gli animali erbivori i quali hanno a loro volta hanno tratto le proteine dai vegetali, la sola e vera fonte di aminoacidi da cui dipende la vita di tutti gli animali sulla terra.
A tal proposito il Dr. Michele Riefoli dice: “L’essere umano invece di mangiare proteine da fonte vegetale prende i vegetali che le contengono e le da mangiare agli animali che alleva (con tutte le spese che comporta per la gestione della stalla, spreco d’acqua, dio terreno, cure veterinarie, costi di personale ecc.) e poi mangia l’animale dove trova le stesse proteine che aveva prima a disposizione, pagandole di più, ma con una concentrazione di sostanze chimiche di sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici ecc. 16 volte maggiori rispetto a quelle che si ritroverebbe mangiano proteine da vegetali, quelli coltivati non in modo biologico”.
In sostanza è da sconsiderati scegliere di mangiare il prodotto A perché contiene il fattore X anche se può favorire ictus, infarto, cancro, ipertensione o diabete ecc. quando posso  mangiare i prodotti B e C che hanno la medesima peculiarità senza gli effetti negativi di A. E, nella fattispecie,  non è necessario abbinare cereali e legumi in uno stesso pasto per ottenere la perfetta miscela di aminoacidi. Chiunque assuma nell'arco della giornata cereali (pane, pasta, riso, etc.) e legumi (come i fagioli, le lenticchie, i ceci, etc.) è in grado di ottenere facilmente tutti gli aminoacidi necessari, senza dover ricorrere al consumo di prodotti animali, con le inevitabili dannose conseguenze scientificamente riconosciute.
Se un individuo mangiasse per un mese solo carne il suo stato di salute sarebbe a pezzi:  se invece per un mese consumasse solo pasta e fagioli, oppure solo frutta o solo legumi o solo ortaggi la sua salute sarebbe ottima. Da questo esperimento si può facilmente intuire quali alimenti meritano l’appellativo di “nobili”.
Gli 8 amminoacidi “essenziali” furono dichiarati tali da W. C. Rose nel 1949 in seguito ad esperimenti effettuati sui topi bianchi i quali hanno un fabbisogno proteico 7-8 volte maggiore dell’uomo.  In sostanza, come asseriva  il Dr. H. Shelton: “Tutti gli alimenti, senza alcuna eccezione contengono tutti gli aminoacidi essenziale”.
Nel 1728 il Dr. Bartolomeo Beccari, scopritore del glutine del frumento, dimostrò scientificamente l’isovalenza tra le proteine animali e vegetali, cioè  gli aminoacidi di origine vegetale sono assolutamente identici agli aminoacidi di origine animale. Non solo, ma  l’utilizzazione delle proteine di un determinato alimento è tanto più grande, quanto minore è la sua percentuale proteica.
Gli esperti di nutrizione dicono che le proteine animali servono costruire i muscoli, ma succede che nonostante la popolazione occidentale mangi almeno il triplo delle proteine necessarie, nella maggior parte dei casi le persone mostrano un organismo tendente al grasso, al flaccido.
Nel 1957, un comitato di esperti della Fao e dell’Oms stabilì il necessario quantitativo in un grammo per Kg di peso corporeo al di. Nel 1963, lo stesso comitato concordò di dimezzare la quota, precedentemente stabilita e di portare a 35 grammi la percentuale di proteine necessarie, per persona al giorno, cioè 0,5 grammi per peso corporeo. Gli igienisti ritengono che tale quantitativo sia ancora eccessivo e che sono sufficienti 0,25 grammi per peso corporeo.
L’organismo umano necessita di circa 25-30 gr di proteine al giorno, leproteine in eccesso, oltre a trasformarsi in glucidi e grassi di deposito con probabile produzione di radicali liberi, non possono essere accumulate nell’organismo come i lipidi ed i glucidi: al fegato tocca l’onere di trasformarle in urea e ai reni di eliminarle. Ma se i reni non sono pienamente efficienti l’organismo resta intossicato e per liberarsene lega le proteine eccedenti alle pareti dei capillari che diventano più spesse impedendo il transito delle sostanze nutritive. Per compensare questa situazione l’organismo aumenta la pressione arteriosa.
L’eccesso proteico più di ogni altro fattore intossica l’organismo. Le scorie prodotte dal consumo eccessivo di proteine, veri e propri veleni per l’organismo, oltre ad acidificare il sangue, ad affaticare fegato e reni, spesso sono causa di uricemia, obesità, calcolosi, reumatismi, dispepsie, eczemi, arteriosclerosi ecc.
L’eccesso proteico (oltre a causare carenza di triptofano e serotonina) è più insidioso dell’eccesso di zuccheri o grassi, perché con l’aumento del quantitativo proteico aumenta anche la quantità di calcio espulsa con le urine e che col tempo, questo meccanismo genera osteoporosi. Per espellere le proteine in eccesso l’organismo elimina la parte azotata; restano idrogeno, carbonio e ossigeno che utilizzerà come carboidrati con produzione di grassi di deposito.
Le proteine animali, oltre a bloccare la produzione di vitamina D, e ad essere in compagnia di grassi saturi e colesterolo, danno come prodotto finale l’acido urico che i carnivori, provvisti dell’enzima uricasi (di cui l’uomo è sprovvisto) viene trasformato in urea e quindi eliminato.  Nell’uomo questo acido urico si combina con il sodio e si deposita soprattutto nelle articolazioni provocando gotta, dolori articolari, tumefazioni e deformazioni.
Inoltre, mentre le proteine di arachidi, semi di soia, di girasole, di sesamo, di quinoa sono complete, non lo sono le proteine del singolo muscolo di animale (per avere le proteine complete bisognerebbe mangiare l’animale intero. Ed è fuorviante invitare a consumare la carne per la completezza degli aminoacidi essenziali, dal momento che la carne per motivi di sicurezza e gusto deve essere cotta, e la cottura distrugge (a parte molti altri nutrienti) due dei più importanti aminoacidi essenziali,  la Lisina e la Glutammina.